Musica e messaggio sociale: Sanremo specchio dei tempi
- Emilio Sturla Furno'

- 10 feb 2025
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10 febbraio 2025
di Emilio Sturla Furnò

Mettete dei fiori nei vostri cannoni. Uno dei versi musicali più ricordati della musica fine Sessanta. Siamo nel 1967 quanto il complesso musicale I Giganti gareggiava al Festival della Canzone Italiana con il brano dal titolo Proposta, un vero e proprio manifesto musicale per la pace. Nei loro versi l’auspicio di vedere “nel cielo molecole malate, ma note musicali che formino gli accordi per una ballata di pace”. Niente di nuovo sotto il sole. La musica, l’arte in generale riesce ad opporsi al male attraverso messaggi che riescono a rimanere scolpiti nella memoria.
Quel brano arrivò terzo nella classifica della kermesse, ma ancora oggi è vivo, non solo nella mente degli ex ragazzi di quella generazione di giovani sessantottini.
Il Festival di Sanremo è così. Riesce a raccontare quello che la politica non è spesso in grado di esprimere. E’ lo specchio della società del tempo, ogni anno con tematiche diverse, da cantare sul palco del Teatro Ariston.
Dalle guerre al terrorismo, dai problemi legati alla salute mentale fino ai diritti e al mondo del lavoro.
Indimenticabile il brano di Ermal Meta e Fabrizio Moro, Non mi avete fatto niente, che partecipò e vinse il festival del 2018 lanciando un chiaro grido contro la paura e la violenza. Il brano – che si ispira alla lettera di Antoine Leiris, giornalista francese che perse la moglie durante un grave attentato terroristico avvenuto nella capitale francese.
La sua lettera rappresentava una presa di posizione contro l’odio. Lo stesso anno, la canzone di Meta e Moro venne cantata all’Eurovision portando con sé quell’onda di pace.
E, poi, il tema dei disagi all’interno dei manicomi (oggi chiusi) trasformato in canzone da Simone Cristicchi.
L’artista portò il brano Ti regalerò una rosa nel Sanremo del 2027 e vinse.
Un altro vincitore con una canzone dedicata al tema della violenza di genere è quella di Marco Megoni, L’essenziale. Era il 2013 quando l’artista di Ronciglione guadagnò il podio nella sessantatreesima edizione del Festival di Sanremo.
Un percorso interiore raccontato nei versi della canzone ed un invito a crescere grazie alle proprie esperienze.
Degno di menzione, tra i tanti piccoli capolavori della musica italiana presentata nella riviera dei fiori, i brani di Enzo Jannacci, cantautore milanese scomparso nel 2013. Tra le sue numerose presenze sul palco dell’Ariston, fece discutere Se me lo dicevi prima – Sanremo 1989 – un manifesto contro la droga.
A poche ore dall’inizio della kermesse sanremese, chissà se anche in questa edizione i cantanti presenteranno brani a tematica sociale che rimarranno nella storia della musica italiana?




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