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Circuiti d’autore: quando l’elettronica diventa gioiello

  • Immagine del redattore: Stefano Farinetti
    Stefano Farinetti
  • 9 set 2024
  • Tempo di lettura: 3 min

L’architetto Ludovica Cirillo  reinventa l’e-waste e porta l’upcycling tech sulle passerelle internazionali


di Stefano Farinetti



Non tutti i cassetti custodiscono ricordi qualunque. Alcuni conservano visioni. È da un groviglio di cuffiette, tastiere smontate e adattatori dimenticati che prende forma il progetto creativo di Ludovica Cirillo, giovane architetto cresciuta negli anni Novanta, nell’epoca in cui il computer diventava compagno quotidiano di studio e di svago.


Quegli oggetti tecnologici, apparentemente obsoleti, per lei non erano rifiuti ma frammenti di design: geometrie, texture, cromie.



Oggi sono la materia prima di byLUDO, un marchio che trasforma componenti elettronici dismessi in eco-tech bijoux, fondendo sperimentazione estetica e responsabilità ambientale.


Dall’architettura al gioiello: quando è scattata la scintilla?


L’idea nasce quasi per caso, ma affonda in un’intuizione precisa: dare una seconda vita a ciò che è destinato allo scarto.


“Guardando quel materiale pronto per essere buttato – racconta – mi sono chiesta perché non potesse trasformarsi in qualcos’altro.”


Da quel momento, il cassetto dell’adolescenza si è trasformato in laboratorio. L’architettura le ha fornito metodo e rigore progettuale; la tecnologia, il linguaggio formale; la sostenibilità, la direzione etica.



Come nasce un bijoux da un circuito elettronico?

Il processo è complesso e rigoroso. I componenti provengono dal passaparola, dai centri di raccolta e dai rottami elettronici, trasformando ciò che è stato scartato in nuova materia creativa.


La fase di pulizia e selezione è tecnica ma anche profondamente intuitiva, perché è il materiale stesso a suggerire la forma finale.


Seguono lo studio delle proprietà fisiche e strutturali dei singoli pezzi, per valorizzarne potenzialità e resistenza, e l’assemblaggio artigianale, realizzato in collaborazione con un laboratorio romano disposto a ripensare i metodi tradizionali adattandoli a una visione contemporanea di upcycling.


Ogni tastiera è diversa, ogni tasto ha un incastro unico. Questa complessità rende la produzione più articolata, ma garantisce unicità assoluta a ciascun pezzo.



Moda come atto culturale contro l’e-caste

I numeri parlano chiaro: i rifiuti elettronici sono il flusso di scarto in più rapida crescita al mondo. Nel 2022 sono state prodotte circa 62 milioni di tonnellate di RAEE, ma solo una parte viene riciclata formalmente.



L’influenza giapponese e la lezione di Kengo Kuma l’hanno guidata?

Un passaggio decisivo nella formazione di Cirillo è l’esperienza professionale a Tokyo presso lo studio dell’architetto Kengo Kuma.


Dal maestro giapponese apprende l’importanza del dialogo tra tradizione e innovazione, tra materia e contesto.


Il gioiello non è solo ornamento, ma elemento in relazione con il corpo e con lo spazio.


Nasce così la collezione “Mottainai”, ispirata al principio giapponese che invita a non sprecare ciò che possiede ancora valore: una filosofia che diventa identità del brand.


Quali sono le sfide imprenditoriali dietro l’estetica?


Il momento più delicato non è stato reperire i materiali, ma trovare partner produttivi pronti a ripensare i propri processi.


L’upcycling richiede flessibilità, sperimentazione, tempi più lunghi. La soluzione è arrivata attraverso la prototipazione condivisa e una filiera quasi sartoriale, dove ogni elemento viene finalizzato personalmente dalla designer.


C’è un messaggio che vorrebbe lanciare ai giovani designer?


Bisogna iniziare subito, anche con un prototipo semplice.


La creatività deve dialogare con la pianificazione economica e con una rete di relazioni solide. Perché trasformare una passione in impresa sostenibile richiede visione, ma anche metodo.


Proprio come accade quando un tasto di tastiera, smontato e ripensato, smette di essere un rifiuto e diventa simbolo di una nuova estetica: quella della responsabilità. byLUDO interviene proprio qui: trasformando l’obsoleto in desiderabile.


Ogni gioiello diventa una dichiarazione silenziosa contro la cultura dell’usa e getta. Chi lo indossa non sfoggia soltanto un accessorio, ma partecipa a un racconto di trasformazione.



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