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SICUREZZA E AI? LA RISPOSTA E’ JULIA 105. Beriola: la mission è quella di salvare vite

Stefano Farinetti
19 gen
Tempo di lettura: 3 min


19 gennaio 2026


di Emilio Sturla Furnò



Prevenzione proattiva della violenza di genere. Una necessità sempre più evidente se si tiene conto dei dati allarmanti riferiti alla violenza fisica e sessuale subita da una donna su tre nel nostro Paese. Una piaga difficile da prevenire, poiché si arriva sempre troppo tardi.


Ogni intervento avviene, inevitabilmente, quando l’atto violento è stato compiuto. E non poche sono le conseguenze anche emotive su chi ha subito: le vittime, infatti, denunciano raramente.


Ma c’è chi ha pensato ad una soluzione innovativa utilizzando la tecnologia. Si chiama Executive Julia 105 l'App di Sicurezza Potenziata dall'IA ideata da Paolo Beriola - programmatore, esperto di marketing e Google Ads Specialist – che ha ideato un'applicazione mobile basata sull'intelligenza artificiale e progettata per prevenire e contrastare in tempo reale situazioni di abuso, stalking e violenza di genere.


La mission di Beriola è quella preventiva grazie all’azione di Julia 105.  Una rivoluzione epocale utilizzando l’AI per salvare vite umane intercettando i segnali d'allarme prima che si verifichi un danno irreparabile. Un’azione che produce sicurezza in maniera discreta, ma efficace. Julia 1015 è stata programmata per individuare i segnali di pericolo prima che un evento violento si concretizzi: un approccio unico che la differenzia dalle soluzioni di sicurezza già esistenti, spesso focalizzate sulla reazione a eventi già accaduti. Un’idea che ha seno un fortissimo potenziale di impatto sociale e la possibilità di essere esteso ad altre categorie di persone vulnerabili e replicato in diversi contesti geografici. Un progetto in cerca di sostegno da parte di Istituzioni e privati visionari.


Come è nata l’idea dell’app?


L’idea nasce da una domanda semplice e terribile: Cosa succede quando una persona è in pericolo e non può chiedere aiuto? La risposta è sempre la stessa: non succede niente. 


E quando finalmente qualcuno riesce a parlare, spesso è troppo tardi. Poi c’è un altro aspetto che nessuno considera: sono i dispositivi delle vittime a parlare per loro.  Dentro ci sono messaggi, chiamate, minacce, controlli, manipolazioni.


Tutto ciò che, dal piccolo, porta a un’escalation mortale. E la scintilla è arrivata da una delle tante storie che ha segnato l’Italia: una vicenda che ha diviso il Paese e ci ha mostrato, in modo brutale, quanto la manipolazione e il controllo possano crescere giorno dopo giorno fino a un esito drammatico.


Da lì ho capito una cosa: serve un sistema che non aspetta la richiesta di aiuto, ma la anticipa.  Un app capace di riconoscere i segnali di pericolo e attivare una rete di protezione anche quando la vittima non può farlo.


⁠La tecnologia può davvero rappresentare un’opportunità per sentirsi più sicuri?


Solo se viene usata con responsabilità e con un obiettivo preciso: proteggere. La tecnologia non sostituisce le persone, ma può fare ciò che nessun essere umano può fare: analizzare rumori, movimenti e messaggi in tempo reale, ⁠riconoscere pattern di rischio, ⁠attivare aiuti immediati, ⁠farlo 24 ore su 24, senza stancarsi e senza distrarsi.


La sicurezza non è solo prevenire il peggio, ma intervenire nel momento esatto in cui qualcosa non va.


⁠Julia105 può rappresentare anche uno strumento di prevenzione?


Certamente. Julia105, infatti, non interviene solo quando c’è violenza fisica: riconosce l’escalation prima che diventi irreversibile. Analizza: messaggi manipolatori, ⁠controllo eccessivo, isolamento, minacce velate, ⁠movimenti anomali, ⁠rumori tipici di litigi o aggressioni.


Ed è proprio per questo che abbiamo bisogno anche della partecipazione di associazioni, vittime o ex vittime che diano il consenso all’utilizzo anonimo dei loro dati. Analizzare i dispositivi permette di addestrare l’AI su pattern reali, concreti, ricorrenti. La prevenzione è la vera rivoluzione.


Dall’idea all’applicazione: quando sarà disponibile Julia105?


Stiamo lavorando con cooperative sociali e con il supporto di professionisti e istituzioni.  L’obiettivo è rilasciare una prima versione pubblica entro il 2025, con funzioni base di: ⁠riconoscimento dei segnali di rischio, ⁠allerta ai contatti fidati, rete Social Safety, invio posizione in tempo reale.


Poi seguiranno aggiornamenti continui. Julia105 è un progetto vivo, che cresce con i dati e con le persone che la useranno.


 ⁠L’uso dell’AI può rappresentare complicazioni?


Sì, e sarebbe irresponsabile dire il contrario. Le sfide principali sono: ⁠evitare falsi allarmi, ⁠proteggere la privacy, garantire che l’AI riconosca correttamente i segnali, ⁠gestire i dati in modo etico e sicuro.


Ma è altrettanto vero che, anche se l’app raccoglie dati,   a noi non interessano i dati. Non ci interessa farci marketing, non ci interessa profilare nessuno.  L’obiettivo è uno solo: salvare vite. Tutto sarà trasparente, sicuro e verificabile.


⁠Julia105 è progettata per essere fruibile da tutti?


L’app nasce per essere semplice, immediata e inclusiva. Non serve saper usare la tecnologia, premere pulsanti, parlare, né chiedere aiuto.


È pensata per ⁠donne in situazioni di violenza, ⁠anziani vittime di truffe, adolescenti vulnerabili, persone con disabilità, chiunque possa trovarsi in pericolo. E soprattutto, Julia105 sarà gratuita per tutti. Perché la sicurezza non può essere un privilegio.

 

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