SICUREZZA E AI? LA RISPOSTA E’ JULIA 105. Beriola: la mission è quella di salvare vite
- Emilio Sturla Furno'

- 19 gen
- Tempo di lettura: 3 min
19 gennaio 2026
di Emilio Sturla Furnò

Prevenzione proattiva della violenza di genere. Una necessità sempre più evidente se si tiene conto dei dati allarmanti riferiti alla violenza fisica e sessuale subita da una donna su tre nel nostro Paese. Una piaga difficile da prevenire, poiché si arriva sempre troppo tardi.
Ogni intervento avviene, inevitabilmente, quando l’atto violento è stato compiuto. E non poche sono le conseguenze anche emotive su chi ha subito: le vittime, infatti, denunciano raramente.
Ma c’è chi ha pensato ad una soluzione innovativa utilizzando la tecnologia. Si chiama Executive Julia 105 l'App di Sicurezza Potenziata dall'IA ideata da Paolo Beriola - programmatore, esperto di marketing e Google Ads Specialist – che ha ideato un'applicazione mobile basata sull'intelligenza artificiale e progettata per prevenire e contrastare in tempo reale situazioni di abuso, stalking e violenza di genere.
La mission di Beriola è quella preventiva grazie all’azione di Julia 105. Una rivoluzione epocale utilizzando l’AI per salvare vite umane intercettando i segnali d'allarme prima che si verifichi un danno irreparabile. Un’azione che produce sicurezza in maniera discreta, ma efficace. Julia 1015 è stata programmata per individuare i segnali di pericolo prima che un evento violento si concretizzi: un approccio unico che la differenzia dalle soluzioni di sicurezza già esistenti, spesso focalizzate sulla reazione a eventi già accaduti. Un’idea che ha seno un fortissimo potenziale di impatto sociale e la possibilità di essere esteso ad altre categorie di persone vulnerabili e replicato in diversi contesti geografici. Un progetto in cerca di sostegno da parte di Istituzioni e privati visionari.
Come è nata l’idea dell’app?
L’idea nasce da una domanda semplice e terribile: Cosa succede quando una persona è in pericolo e non può chiedere aiuto? La risposta è sempre la stessa: non succede niente.
E quando finalmente qualcuno riesce a parlare, spesso è troppo tardi. Poi c’è un altro aspetto che nessuno considera: sono i dispositivi delle vittime a parlare per loro. Dentro ci sono messaggi, chiamate, minacce, controlli, manipolazioni.
Tutto ciò che, dal piccolo, porta a un’escalation mortale. E la scintilla è arrivata da una delle tante storie che ha segnato l’Italia: una vicenda che ha diviso il Paese e ci ha mostrato, in modo brutale, quanto la manipolazione e il controllo possano crescere giorno dopo giorno fino a un esito drammatico.
Da lì ho capito una cosa: serve un sistema che non aspetta la richiesta di aiuto, ma la anticipa. Un app capace di riconoscere i segnali di pericolo e attivare una rete di protezione anche quando la vittima non può farlo.
La tecnologia può davvero rappresentare un’opportunità per sentirsi più sicuri?
Solo se viene usata con responsabilità e con un obiettivo preciso: proteggere. La tecnologia non sostituisce le persone, ma può fare ciò che nessun essere umano può fare: analizzare rumori, movimenti e messaggi in tempo reale, riconoscere pattern di rischio, attivare aiuti immediati, farlo 24 ore su 24, senza stancarsi e senza distrarsi.
La sicurezza non è solo prevenire il peggio, ma intervenire nel momento esatto in cui qualcosa non va.
Julia105 può rappresentare anche uno strumento di prevenzione?
Certamente. Julia105, infatti, non interviene solo quando c’è violenza fisica: riconosce l’escalation prima che diventi irreversibile. Analizza: messaggi manipolatori, controllo eccessivo, isolamento, minacce velate, movimenti anomali, rumori tipici di litigi o aggressioni.
Ed è proprio per questo che abbiamo bisogno anche della partecipazione di associazioni, vittime o ex vittime che diano il consenso all’utilizzo anonimo dei loro dati. Analizzare i dispositivi permette di addestrare l’AI su pattern reali, concreti, ricorrenti. La prevenzione è la vera rivoluzione.
Dall’idea all’applicazione: quando sarà disponibile Julia105?
Stiamo lavorando con cooperative sociali e con il supporto di professionisti e istituzioni. L’obiettivo è rilasciare una prima versione pubblica entro il 2025, con funzioni base di: riconoscimento dei segnali di rischio, allerta ai contatti fidati, rete Social Safety, invio posizione in tempo reale.
Poi seguiranno aggiornamenti continui. Julia105 è un progetto vivo, che cresce con i dati e con le persone che la useranno.
L’uso dell’AI può rappresentare complicazioni?
Sì, e sarebbe irresponsabile dire il contrario. Le sfide principali sono: evitare falsi allarmi, proteggere la privacy, garantire che l’AI riconosca correttamente i segnali, gestire i dati in modo etico e sicuro.
Ma è altrettanto vero che, anche se l’app raccoglie dati, a noi non interessano i dati. Non ci interessa farci marketing, non ci interessa profilare nessuno. L’obiettivo è uno solo: salvare vite. Tutto sarà trasparente, sicuro e verificabile.
Julia105 è progettata per essere fruibile da tutti?
L’app nasce per essere semplice, immediata e inclusiva. Non serve saper usare la tecnologia, premere pulsanti, parlare, né chiedere aiuto.
È pensata per donne in situazioni di violenza, anziani vittime di truffe, adolescenti vulnerabili, persone con disabilità, chiunque possa trovarsi in pericolo. E soprattutto, Julia105 sarà gratuita per tutti. Perché la sicurezza non può essere un privilegio.




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