Ritrovarsi, in un film: Nel tepore del ballo
- Emilio Sturla Furno'

- 25 apr
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 27 apr
Marco Montingelli: Pupi Avati? Ti guarda e comprendi subito cosa vuole dall’attore
di Emilio Sturla Furnò

Cinema per riflettere su se stessi. È da sempre la caratteristica principale dei film di Pupi Avati che, anche nella sua ultima fatica cinematografica conduce lo spettatore nel suo mondo poetico, denso di simboli e significati.
Un cinema che, in qualche modo, si trasforma in un’opportunità di riscatto. Una visione, quella di Avati, a cui è impossibile sottrarsi, anzi si è obbligati ad immergersi totalmente nel pensiero del regista, nella sua poetica.
Accade di nuovo per il film Nel tepore del ballo, in uscita nelle sale italiane in questi giorni, un film in cui convivono denuncia e speranza di riscatto.
Il film racconta la storia di Gianni Riccio, anchormen di successo, con alle spalle un’infanzia difficile. Orfano di entrambi i genitori, si ritrova in momento della sua vita molto complesso a causa di problemi finanziari e legali.

Da qui, il viaggio verso i luoghi di origine dove rivede un amore del passato, un’opportunità di rinascita.
Nel prezioso cast - tra cui Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Giuliana De Sio, Lina Sastri, Sebastiano Somma, Pino Quartullo, Raul Bova, Jerry Calà e Nadia Rinaldi – anche il giovane attore Marco Montingelli nel ruolo del secondino del carcere in cui si ritrova il protagonista.
“Ho avuto il privilegio di recitare con un maestro come Pupi Avati, uno degli ultimi grandi geni del nostro cinema” – afferma l’attore - “Avati, che ha lavorato con Fellini e con i più grandi professionisti, ha un cuore pieno di arte e sensibilità.
Riesce a metterti subito a tuo agio sul set. Con lui basta un ciak solo: riesce a tirarti fuori la verità, a farti essere naturale, come se stessi a teatro davanti al pubblico. Non servono dieci prove. Ti guarda e capisci cosa vuole”.

Nel film, Montingelli, si trova accanto a Massimo Ghini e Lina Sastri all’interno del carcere: “Porto a Gianni Riccio (Massimo Ghini) una lettera di Clara (sabella Ferrari) in cui è contenuta una poesia dai versi profondi” – ricorda Montingelli
“È un film che fa riflettere. Si percepisce il forte legame di Pupi Avati con sua madre, a cui era legatissimo. La voce della mamma del protagonista accompagna tutto il film e si capisce quanto il regista ci abbia messo di personale. È cinema vero, fatto col cuore”.




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