Radici e dialogo interculturale al Festival di Spoleto 2026
- Emilio Sturla Furno'

- 12 mag
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di Emilio Sturla Furnò

Opera, musica, danza, teatro e arte. Dal 26 giugno al 12 luglio 2026 torna a Spoleto il Festival dei Due Mondi, l’attesissimo appuntamento con l’arte e la cultura che – quest’anno - propone un tema che intende sottolineare l’importanza ed il valore del passato e la forza del cambiamento.
Il Festival di Spoleto – giunto alla sua 69esima edizione – ritorna nella città umbra con un prezioso palinsesto in cui si articolano prime assolute, debutti, eccellenze mondiali, spettacoli dal vivo. Tanti i giovani talenti coinvolti nella kermesse che sottolinea la necessità di un dialogo interculturale, partendo da un focus su cui non vi è nulla da discutere: le “Radici”.
Nel calendario della storica manifestazione si inseriscono, quest’anno, un centinaio di performance - di cui sette prime mondiali e nove produzioni originali per il Festival - con oltre un migliaio di artisti da ben ventisette Paesi del mondo.
“Il tema scelto - Radici - richiama l’identità profonda della manifestazione, capace di una costante ricerca nella contemporaneità nel segno della straordinaria eredità del Maestro Gian Carlo Menotti”, ha detto Andrea Sisti, sindaco di Spoleto, in occasione della presentazione.
Con la nuova direzione artistica del Festival - affidata da quest’anno a Daniele Cipriani -sono stati messi in evidenza i concetti di bellezza ed inclusione attraverso il claim “In the bel mezzo of everything”, messaggio che non può che sottolineare l’equilibrio fra tradizione e innovazione ed il desiderio di puntare sul dialogo tra cultura e arte e sull’incontro-confronto tra mondi diversi.
Il tema “Radici”, infatti, invita ad una riflessione sulla necessità di guardare al futuro, ma iniziando dalle origini perché la cultura risiede nella condivisione, nella sua capacità di far dialogare le arti, gli artisti e i fruitori: sempre più opportuno ragionare su un’offerta artistica accessibile dove il pubblico si senta parte integrante. Un’edizione – quella di Cipriani – che vuole ripartire dalle radici per riscoprire i luoghi storici di Spoleto: un festival ancora più diffuso questo, grazie all’utilizzo, non solo del Teatro Romano, della suggestiva Piazza Duomo, e del Teatro Caio Melisso. Le performance del ricco programma del Festival, infatti, vanno in scena anche in spazi meno conosciuti e frequentati: dal cortile della Rocca Albornoziana al Giardino di Palazzo Campello, fino ad uno spazio riaperto dopo dieci anni, la Basilica di San Salvatore, patrimonio UNESCO.
“Questa edizione del Festival” – precisa Cipriani – “è un nuovo inizio, una scommessa: abbiamo puntato sulla qualità del programma e sulla sua internazionalità, coinvolgendo le punte di diamante del panorama mondiale. Ogni spettacolo ha una sua identità precisa, e un suo valore fondamentale anche nel dialogo tra artisti e discipline. Abbiamo costruito un cartellone di altissimo livello di spettacoli in esclusiva, che dà grande risalto a prime assolute, debutti e anteprime, affinché la proposta di nuovi talenti possa incontrarsi con il prestigio di eccellenze già affermate. Raccogliendo la preziosa eredità culturale e imprenditoriale di Menotti, vogliamo che il Festival si faccia abbraccio tra arte e pubblico, affiancando al suo primato artistico anche una dimensione profonda di condivisione”.
In questa edizione, il Festival fa sua la Weltanschauung di Menotti, di cui non dimentica né la visione strategica né la genialità artistica: sarà il suo libretto a inaugurare il programma con l’opera più famosa di Samuel Barber.
La manifestazione gode del patrocinio del MIC, della Regione Umbria e della Camera di Commercio dell'Umbria e di numerose ambasciate straniere in Italia.




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