la forza gentile che cambia il mondo
- Stefano Farinetti

- 13 nov 2025
- Tempo di lettura: 2 min
Dalla Dichiarazione di Tokyo alla cultura dell’inclusione: perché la gentilezza è oggi un valore sociale, civile e universale
Di Stefano Farinetti

Il 13 novembre si celebra la Giornata mondiale della gentilezza, un appuntamento che negli anni ha superato confini geografici e culturali per trasformarsi in un vero e proprio movimento globale. Non si tratta di una ricorrenza simbolica, ma di un invito concreto a ripensare il modo in cui viviamo le relazioni, a partire dai gesti più semplici.
Le origini risalgono al 1997, quando a Tokyo si svolse la prima conferenza del World Kindness Movement, conclusasi con la firma della Dichiarazione della Gentilezza.
Da allora, questa giornata rappresenta un momento di riflessione condivisa su valori fondamentali come empatia, rispetto e solidarietà. Valori che, oggi più che mai, si intrecciano con un tema centrale: l’inclusione.
La gentilezza e l’inclusione sono legate da una profonda condivisione come se l’una dipendesse dall’altra e viceversa.
Parlare di gentilezza senza parlare di inclusione significa fermarsi alla superficie. La gentilezza autentica non è solo cortesia o buona educazione: è riconoscimento dell’altro, accettazione delle differenze, capacità di costruire ponti dove spesso si alzano muri.
In una società attraversata da tensioni sociali, culturali e identitarie, la gentilezza diventa uno strumento potente di coesione.
Significa creare spazi in cui ogni individuo possa sentirsi visto, ascoltato e rispettato. Inclusione, in questo senso, non è un concetto astratto ma una pratica quotidiana fatta di linguaggio, atteggiamenti e scelte.
Non è un caso che tra i principi cardine del movimento vi sia il rispetto e la valorizzazione delle diversità, considerate non un ostacolo ma una ricchezza.
La gentilezza diventa così una forma di responsabilità sociale: un modo per contribuire attivamente a una comunità più equa.
Il potere è legato a dei gesti piccoli e l’efficacia della gentilezza risiede nella sua semplicità. Un saluto, un sorriso, un ascolto autentico: azioni minime che, sommate, generano un impatto significativo.
Come sosteneva Mahatma Gandhi, “i più semplici atti di gentilezza sono di gran lunga più potenti di mille teste piegate in preghiera”. Anche Albert Schweitzer evidenziava questa forza trasformativa, paragonando la gentilezza al sole capace di sciogliere ghiaccio e incomprensioni.
Due visioni che, pur provenendo da contesti diversi, convergono su un punto essenziale: la gentilezza non è debolezza, ma energia attiva.
E’ importante più che mai educare i giovani alla gentilezza. Non si nasce gentili: si diventa, attraverso esempi, esperienze e modelli culturali.
In un’epoca dominata dai social media, infatti, la gentilezza assume una nuova dimensione: quella della comunicazione online.
Essere inclusivi significa anche scegliere parole che non feriscano, evitare linguaggi discriminatori e promuovere un confronto costruttivo.




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