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Ivano Esposito: danza come rispetto e impegno per le donne che hanno subito abusi

  • Immagine del redattore: Emilio Sturla Furno'
    Emilio Sturla Furno'
  • 21 apr
  • Tempo di lettura: 4 min

Aprile 2026


Ivano Esposito: danza come rispetto e impegno per le donne che hanno subito abusi


di Emilio Sturla Furnò


 

Il suo percorso professionale ed artistico parla da sé. Ivano Esposito - ballerino, coreografo e maestro di ballo di fama internazionale – rappresenta una vera e propria eccellenza nel panorama della danza sportiva italiana, ricoprendo, tra l’altro, importanti ruoli, tra cui Maestro Federale e Giudice Nazionale per la FIDESM (Federazione Italiana Danza Sportiva e Musicale) .

 

I primi passi nella danza, Esposito li fa a soli 8 anni nel suo quartiere di origine – Secondigliano. Oggi è un maestro esperto di balli caraibici e hip-hop e, pur avendo girato il mondo con le scarpe da ballo, ha deciso di mantenere le sue radici napoletane e trasmettere la sua arte ai giovani. Nella Partenope, Esposito ha creato la sua accademia dove insegna diversi stili, tra cui salsa cubana, portoricana, bachata fusion e folklore cubano.

 

Non solo. Impegnato attivamente da anni nella lotta contro la violenza sulle donne attraverso la creazione di performance e corsi speciali all’interno della sua accademia, Ivano Esposito ha deciso di offrire una volta a settimana, una lezione di danza ad alcune donne del territorio che hanno subito violenza e abusi. Per un giorno, la scuola si trasforma in opportunità di riscatto e rinascita, un’occasione eccezionale e toccante per uscire dal tunnel.

 

Danza uguale vita. Come può spiegare una passione così forte tanto da trasformarsi nella vita stessa?

La danza per me è nata prima ancora di essere una scelta consapevole. Ho iniziato da bambino, partendo dal jazz e poi dall’hip hop, fino a costruire negli anni un’identità artistica completa. Non è più passione, bensì un modo in cui interpreti il mondo. La danza è il mio linguaggio, il mio equilibrio, la mia vita.

Il percorso di un ballerino costellato da disciplina, sacrifici, sfide? Cosa spinge un professionista a non mollare mai?

Sacrifici quotidiani, allenamenti, rinunce. Anche momenti difficili. Ma quello che mi ha sempre spinto a non mollare è la visione: sapere da dove vengo e dove voglio arrivare. Venendo da una realtà come quella della periferia nord di Napoli, ho sempre sentito il bisogno di dimostrare che con impegno e dedizione si può costruire qualcosa di importante.

Una carriera fatta di gare importanti e traguardi vinti? Quali sono le caratteristiche per affrontare una sfida?

Le competizioni mi hanno formato tantissimo. Non basta il talento: serve controllo mentale, capacità di gestire la pressione e soprattutto costanza. Ho partecipato a gare nazionali e internazionali, vincendo titoli su titoli e ottenendo riconoscimenti importanti, ma ogni gara resta una sfida con sé stessi prima ancora che con gli altri.

Dalla Danza all’insegnamento? Quali sono le caratteristiche necessarie per trasmettere l’arte della Danza?

Insegnare è una responsabilità enorme. Non si tratta solo di trasmettere tecnica, ma di entrare in connessione con le persone. Nella mia scuola lavoro con allievi di ogni livello, dai principianti agli agonisti, cercando di tirare fuori il meglio da ognuno. Empatia, ascolto e la capacità di adattare il metodo a chi hai davanti.

Guardando a ritroso nella sua carriera, c’è stato un momento o una figura che è stata determinante per il Suo successo?

Più che una singola figura, sono stati determinanti i momenti. Dall’inizio con l’hip hop, passando per le esperienze nei villaggi turistici fino all’incontro con i balli caraibici e i maestri internazionali: ogni fase ha contribuito a costruire quello che sono oggi. Anche l’ispirazione a Michael Jackson ha avuto un ruolo fondamentale nella mia crescita artistica.

 

Danza che si può trasformare in un messaggio sociale? Cosa accade settimanalmente nella sua scuola?

Porto avanti un’idea di danza che non è solo spettacolo, ma anche messaggio. Ho realizzato coreografie contro la violenza sulle donne, perché credo che il corpo possa parlare anche per chi non ha voce. Nella mia scuola, ogni settimana, lavoriamo non solo sulla tecnica, ma anche sui valori: rispetto, consapevolezza e crescita personale.

L’esperienza con donne che cercano una luce per uscire dal tunnel cosa le ha dato?

Mi ha dato tanto a livello umano. Ho visto da vicino situazioni difficili e questo mi ha spinto a usare la danza come strumento di riscatto. Quando una persona ritrova fiducia in sé stessa attraverso il movimento, capisci che stai facendo qualcosa che va oltre il semplice insegnamento.

La danza può essere considerata anche una terapia?

La danza non sostituisce percorsi clinici, ma è senza dubbio uno strumento potente. Ti aiuta a liberarti, a esprimere emozioni e a ritrovare equilibrio. È una forma di benessere che coinvolge mente e corpo insieme.


Un ballerino è sempre in viaggio per il mondo. Cosa non deve mai mancare nella valigia del danzatore?

Oltre le scarpe, occorre portare sempre con sé elementi più impalpabili, ma fondamentali come l’essere pronti ad adattarsi, a imparare da ogni esperienza e a mettersi sempre in discussione. È questo che fa crescere davvero un artista.

C’è un palco che è stato davvero difficile affrontare?

Ci sono stati palchi importanti, in Italia e all’Estero, ma le difficoltà più grandi non sono legate al pubblico: sono legate ai momenti personali. Quando sali sul palco con qualcosa dentro, quella è la vera sfida. Ed è lì che si cresce davvero come artista.

I prossimi progetti?

I prossimi mesi saranno molto intensi: tra giugno e luglio ho in programma nuove competizioni importanti, che rappresentano un ulteriore banco di prova nel mio percorso agonistico. Parallelamente continuo a lavorare sulla crescita della mia scuola e dei miei allievi. A fine anno è previsto anche un nuovo riconoscimento legato al mio impegno sul piano sociale, un aspetto per me fondamentale tanto quanto quello artistico.

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