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Giovani energie accendono il borgo: quando l’inclusione diventa esperienza concreta

  • Immagine del redattore: Stefano Farinetti
    Stefano Farinetti
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Un’iniziativa nata tra i banchi di scuola si trasforma in un modello replicabile: giochi, sport e partecipazione per restituire vitalità ai piccoli centri


di Stefano Farinetti

23 marzo 2026


Non è stato solo un pomeriggio di svago, ma un vero e proprio segnale di rinascita quello andato in scena sabato 21 marzo, grazie all’iniziativa ideata dalle studentesse della 5ª B “Rondine” del Liceo Vasco Beccaria Govone.


Un progetto costruito con impegno, visione e senso di responsabilità, che ha coinvolto bambini, famiglie e associazioni locali in un’esperienza capace di unire divertimento e significato.


Il “Funday” ha preso vita in un clima sorprendentemente favorevole, nonostante le previsioni iniziali lasciassero presagire il contrario.


Tra attività ludiche e momenti di condivisione, il cuore dell’evento è stato rappresentato dall’idea di comunità: uno spazio aperto, accessibile e inclusivo, pensato per accogliere tutti.


Determinante la partecipazione delle realtà associative del territorio, che hanno contribuito con entusiasmo all’organizzazione e allo svolgimento delle attività.


Tra queste, anche chi da anni promuove lo sport come strumento di inclusione, proponendo dimostrazioni pratiche capaci di abbattere barriere e stereotipi, offrendo a ogni partecipante la possibilità di sentirsi parte attiva.


L’iniziativa affonda le sue radici in un lavoro di ricerca approfondito, presentato pochi giorni prima in un incontro pubblico. Le studentesse hanno analizzato la realtà dei piccoli centri, raccogliendo testimonianze e dati che raccontano un forte legame affettivo tra i giovani e i luoghi in cui sono cresciuti.


Allo stesso tempo, è emersa una criticità evidente: la mancanza di spazi e opportunità pensate per loro.


Da questa consapevolezza è nato il progetto: un’azione concreta, semplice ma incisiva, con l’obiettivo di dimostrare che anche un piccolo intervento può generare un impatto significativo.


La scelta di Torre Mondovì non è stata casuale, ma simbolica: un territorio che, pur nelle difficoltà comuni ai borghi, mostra segnali di crescita e resistenza.


Il valore più autentico di questa esperienza sta proprio nella sua capacità di diventare esempio.


Un progetto che non si esaurisce in una giornata, ma che ambisce a essere raccolto e portato avanti nel tempo, trasformandosi in una tradizione condivisa.


Perché quando sono i giovani a mettersi in gioco per altri giovani, accade qualcosa di potente: si costruiscono legami, si riaccendono speranze e si ridà significato alla parola “comunità”.


E in un tempo in cui troppo spesso si parla di distanza e divisione, iniziative come questa ricordano che l’inclusione non è un concetto astratto, ma un gesto concreto, fatto di presenza, ascolto e partecipazione.


È lì che nasce il futuro: in uno spazio dove nessuno resta indietro e dove ogni differenza diventa valore.

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