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DIALETTO GENOVESE A TEATRO PER TENERE VIVO IL DIALETTO E L’OPERA DI GOVI

  • Immagine del redattore: Emilio Sturla Furno'
    Emilio Sturla Furno'
  • 21 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

 

 

21 APRILE

 

di Emilio Sturla Furnò


 

Identità della Liguria, il dialetto genovese può essere considerato una vera e propria lingua, ricca di storia e fascino. Con la sua fitta trama di influenze mediterranee, per via dell’intensa attività marittima di secoli, U zeneize è la voce dei genovesi, popolo di navigatori, scopritori, ma anche di coltivatore di una terra difficile, fatta di terrazze e muri a secco.

 

Una lingua, appunto, costruita sulla terraferma e nei commerci marittimi, caratterizzata da una fonetica unica: le "u" chiuse, la "o" che si pronuncia "u". Un modo di parlare che – seppur i liguri siano piuttosto guardinghi per natura – ha consentito l’ingresso di parole provenienti dai paesi costieri, dal francese al portoghese, sino all’arabo, in un trionfo di integrazione di suoni.

 

Preservare il dialetto genovese vuol dire, pertanto, tener viva la cultura di una terra, li vibrazioni dei tipici vicoli della Riviera Ligure, i famosi caruggi e mantenere quel sentimento popolare in cui si intrecciano saggezza ed esperienza di vita, presenti in molti proverbi genovesi che ancora risuonano come intercalare nelle famiglie liguri.

 

Il teatro dialettale, la poesia, le canzoni. Proteggere il dialetto genovese – ed allo stesso modo tutti i dialetti – è, quindi, possibile, così come la trasmissione orale con l'utilizzo all’interno del nucleo familiare di una lingua che non vuole e non può morire.

 

Una vera e propria campagna di promozione del dialetto genovese è quella che l’attore Tullio Solenghi, nato a Genova, porta in scena sui palchi e nei teatri di tutta Italia da alcuni anni.

Si, perché Solenghi, grazie ad una preziosa e lunghissima tournée da Nord a Sud dedicata alla più importante maschera genovese, l’indimenticato Gilberto Govi, riesce nell’intento più di ogni altro, con una pregiatissima operazione di valorizzazione attraverso la produzione artistica del dialetto genovese, una lingua viva, che non deve essere parlata solo dagli anziani, ma deve essere riscoperta ed utilizzata dalle generazioni, non solo quelle nate in Liguria.

 

Ecco che Tullio Solenghi – vero erede di Gilberto Govi – si trasforma in una sorta di “ripropositore della genovesità”, attraverso una lunga maratona teatrale in cui ha inserito le più amate commedie goviane. Proprio in questi giorni, al Teatro Quirino di Roma, torna con l’esilarante commedia Pignasecca e Pignaverde – prodotta dal Teatro Sociale di Camogli - un classico del teatro genovese. Un successo di pubblico e critica.

Timbro e movimenti perfetti disorientano lo spettatore. Govi rivive in Solenghi, quasi un clone, una reincarnazione sul palco che è possibile rivedere anche in tv, su Rai 5 e, on demand, su Rai Play.

 

Oltre a Pignasecca e Pignaverde, Solenghi propone altre due commedie di Govi: I Maneggi per maritare una figlia e Colpi di Timone. Il sogno dell’attore è quello di creare un circuito di rappresentazioni continue, una “Maratona Govi” così definisce il progetto, in cui poter rappresentare in maniera consecutiva i tre spettacoli in tutta Italia. Sì, perché se è vero che in alcuni passaggi il dialetto genovese recitato è davvero poco comprensibile, la maschera di Govi riesce ad andare oltre ogni confine, rendendosi comprensibile grazie ad un’arte scenica ineguagliabile.

I dialetti sono un tesoro di grandissimo valore” – sottolinea Tullio Solenghi – “Mantenere il dialetto significa tener vive le origini, la lingua dei nostri avi, l’identità di un popolo”.

Accompagnato da un cast d’eccezione - Mauro Pirovano, Roberto Alinghieri, Stefania Pepe e Laura Repetto – Solenghi, che vanta una carriera di oltre cinquant’anni, ha scelto ognuno di loro, sia per il talento, che per l’armonia condivisa sul palco in ogni rappresentazione.

 

 

 

 

 

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