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“Lato finestrino”: il coraggio di guardarsi dentro, oltre ogni paura

  • Immagine del redattore: Stefano Farinetti
    Stefano Farinetti
  • 29 apr
  • Tempo di lettura: 2 min

All’OFF/OFF Theatre di Roma, Emanuele Luperto porta in scena un viaggio tra ansie contemporanee, disuguaglianze sociali


di Stefano Farinetti



Crescere non è mai un atto comodo. È uno scarto, una frattura, spesso un volo turbolento dentro le proprie paure più autentiche.


È proprio da questa consapevolezza che nasce “Lato finestrino”, il debutto teatrale di Emanuele Luperto, in scena da martedì 5 a giovedì 7 maggio 2026 all’OFF/OFF Theatre di Roma.


Non è solo uno spettacolo, ma un attraversamento emotivo e generazionale: un racconto che mette a nudo le fragilità di un tempo in cui tutto sembra immediato, visibile, condiviso — ma raramente davvero vissuto.


Se un tempo esisteva la gavetta nei teatri e nei pub, oggi il successo passa attraverso lo smartphone. Eppure, il palco resta il luogo della verità. È lì che si misura il coraggio e le proprie capacità.


Dai social al teatro, Luperto compie un salto netto: abbandona il filtro digitale per confrontarsi con il pubblico reale, senza mediazioni. Durante lo spettacolo esiste un “detox” contemporaneo, in cui Emanuele diventa reale sul palco, perché, forse, disconnettersi, oggi, è il gesto più rivoluzionario.


Diretto da Riccardo D’Alessandro, con scene di Angelo Bonanni, costumi di Arielle Cappella e direzione tecnica di Umberto Fiore, “Lato finestrino” costruisce una narrazione stratificata, dove comicità e introspezione convivono con naturalezza.


Al centro, un volo. Un aereo che diventa metafora della società: compartimenti diversi, destini che si sfiorano, distanze che non sono solo fisiche. In cabina di comando, una figura improbabile; tra i passeggeri, un’umanità variegata e caricaturale.


Emanuele, protagonista e narratore, è un giovane uomo che ha paura di volare — ma decide comunque di partire.

È in questo spazio sospeso che tutto accade.


Per affrontare l’ansia, Emanuele si rifugia negli altri, trasformandosi nei passeggeri che lo circondano: figure grottesche, ironiche, ma profondamente riconoscibili.


Ognuna di loro incarna un frammento di realtà, un riflesso delle contraddizioni sociali e delle insicurezze collettive. Il risultato è un mosaico umano che mette in luce le disparità, le ossessioni, le solitudini del presente.


Chi viaggia in prima classe e chi resta schiacciato in economy condivide, in fondo, la stessa inquietudine: la paura di non sapere dove si sta andando.


Tra satira e autobiografia, risate e momenti di verità, “Lato finestrino” diventa così un invito a fermarsi, a guardarsi davvero — senza filtri, senza scroll. Perché è solo attraversando le proprie paure che si può cambiare direzione. E forse, finalmente, atterrare.

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