DANIELE TERENZI, RINASCERE A PASSI DI DANZA
- Emilio Sturla Furno'

- 11 mar
- Tempo di lettura: 3 min
11 MARZO 2026
di Emilio Sturla Furnò

Il messaggio arriva forte e chiaro: la danza può fare un miracolo. All’apertura della cerimonia di apertura dei Giochi Paralimpici lo scorso 6 marzo all’Arena di Verona, il trentasettenne romano Daniele Terenzi, ha ribadito un concetto fondamentale: non arrendersi mai. Terenzi rappresenta, oggi, un primato assoluto nel mondo della danza e dell’inclusione.
È, infatti, il primo ballerino al mondo con una protesi transfemorale.
Danza classica, neoclassica e latina, il suo carnet è incredibilmente vasto. La sua storia può assomigliare a tanti giovani che – a causa di un gravissimo incidente stradale, si trovano ad affrontare uno stop ed un cambiamento.
Nel caso di Terenzi, quel durissimo anno 2018 in cui gli è stata amputata una gamma, si trasforma in un’opportunità inaspettata, una nuova vita.
Lunghissima la riabilitazione e una protesi transfemorale non fermano il giovane nella sua rinascita attraverso una delle arti più suggestive: la danza.
Si può ballare anche con una protesi e diventare un’étoile. Sì, perché Terenzi, il suo obiettivo l’ha raggiunto e superato alla grande.
Lo racconta in un libro presentato nei giorni scorsi a Danza in Fiera, in cui svela come il corpo rimane uno strumento importantissimo per l’affermazione personale, anche quando subisce un trauma così grave.
La Danza della Rinascita, questo il titolo del libro, racconta il danzatore professionista, anche con una disabilità che, automaticamente, si tramuta in una peculiarità.
“Non sono l’unico nella mia categorie” – rivela Terenzi
“perché vi sono altri danzatori con protesi. Sono il primo, senza dubbio, nella categoria dei danzatori con protesi trasfemorale. Il fatto è che – non avendo il ginocchio, danzare risulta più complesso, pur non mutando l’equilibrio.
La prima difficoltà risiede nel fatto che – secondo Terenzi - non esisteva una protesi specifica per la danza. La prima protesi è proprio quella di Terenzi, messa punto assieme alla direttrice di danza Martina De Paolis e l’ortopedia SOMP.
Oltre un anno di sperimentazione perché non esistevano prototipi. Studio dei i biomarcatori, ipotesi, adattamenti con e senza ginocchio.
Gli equilibri variano radicalmente e una situazione così delicata incide, inevitabilmente, sulla sfera emotiva e psicologica.
Ma Terenzi, già quando iniziava il percorso riabilitativo, sognata la pista con tenacia, nonostante gli venisse ribadito che non era possibile.

Il primo passo era quello di tornare a camminare. La danza era ancora un miraggio, ma non per questo, si è fatto scoraggiare.
Una luce arriva proprio dalla creazione della protesi, oggi una parte imprescindibile della sua vita. Seppur si tratti di un elemento estraneo, la sua protesi, oggi, rappresenta una parte di lui. Una convivenza non semplice per il danzatore che ha dovuto accogliere e dominare un nuovo arto.
Non di meno, la sfera economica, poiché i costi di una protesi si aggirano ad una cifra che supera gli ottantamila euro e lo Stato interviene con un ristoro piuttosto blando (intorno a diecimila euro, attraverso il modello 730).
Da qui, l’idea di una raccolta fonti attraverso i social network e una risposta molto calorosa e disponibile da parte di tanti donatori, con la conferma di non essere solo.
E l’impegno di restituire quanto ricevuto con Empathy Inclusion Company, la compagnia di danza inclusiva che mette in scena spettacoli per raccogliere fondi in favore di altre associazioni ed invitare a riflettere sulla necessità di aiutare le famiglie nell’impresa di acquisto di una protesi.




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